Un futuro fatto di opportunità, scoprile

Qualche settimana fa ero a Roma e viaggiavo in prima classe su un Eurostar. Il servizio, oltre alle caramelle, comprende anche un quotidiano a scelta tra i più diffusi. Ero seduto in fondo allo scompartimento e ho visto chiaramente l’hostess percorrere l’intero vagone chiedendo chi volesse un giornale, senza riuscire a distribuirne nemmeno uno. I tavolini dei viaggiatori erano ricoperti da tablet, ultrabook e smartphone accesi.

Questa è la misura di come il web sia penetrato nella vita di tutti i giorni in modo preponderante e di come gli italiani abbiano adottato le nuove tecnologie lasciandosi alle spalle la carta stampata come mezzo informativo. Chiunque, azienda o persona fisica, da ora in avanti dovrà considerare internet e i servizi che risiedono in esso come una tecnologia indispensabile in qualsiasi attività lavorativa.

E su questo ti giochi il futuro professionale e commerciale. Un futuro fatto di opportunità, se saprai emergere da questo calderone informativo, oppure un futuro di insidie, se non comprenderai appieno il danno che certe informazioni possono causare se non amministrate.

Nell’ultimo secolo ci sono state più innovazioni tecnologiche che nell’intera storia dell’umanità e nel campo pubblicitario negli ultimi anni sono stati rivoluzionari, quanto quelli avuti dopo l’innovazione dei caratteri mobili ad opera di Johann Gutenberg. Ma cos’è cambiato nella sostanza?

Il cambiamento più evidente non è nelle tecniche di marketing e pubblicitarie, ma nella presa di consapevolezza che i nuovi media non sono più a senso unico. Con radio, TV, manifesti, giornali, ecc. il gioco era collaudato (non ho detto semplice), cioè bastava basarsi su uno storytelling per innalzare il valore del brand, facendo si che al supermercato il marchio/prodotto fosse riconoscibile e riconducesse a principi di sicurezza, affidabilità, bontà, ecc. È ancora così con i media tradizionali e come funzionava prima del digitale funziona ancora per una buona fetta della popolazione. Il digitale ha avuto l’effetto rivoluzionario di dare voce a tutti quelli che riescono ad esprimersi, consentendo a chiunque di pubblicare idee , fotografie, video e trasmettere le proprie emozioni che, se condivise creano nicchie di consenso e seguito a singoli individui. Una vera rivoluzione per tutti quelli che non avrebbero mai avuto la possibilità di accedere ai media di vecchio stampo. Tutto questo è stato teorizzato da alcuni tecnologici di New York nel 2000 nelle famose 96 tesi del THE CLUETRAIN MANIFESTO, dove tutto ruota attorno ad un principio base:

I MERCATI SONO CONVERSAZIONI

Recentemente ho offerto una consulenza ad un promotore finanziario di una nota banca. La sua domanda era: “Come faccio ad avere più clienti che mi affidino il loro portafoglio, una volta che mi avranno trovato in rete?” La mia risposta è stata :” Non importa cosa vendi, ma la percezione che dai. Ad esempio, se crei un blog personale devi regalare consigli, motivarli , fare errori e ammetterli; citare i più preparati di te e, se è opportuno, criticarli. Insomma, devi farti percepire umano e sincero. Tu non sei una banca o un marchio, non devi parlare come un ufficio stampa ma farti percepire vero, vivo e fare delle tue debolezze una virtù. Alla fine, all’aumentare dei seguaci e della reputazione, arriveranno probabilmente anche commenti critici a cui tu darai, se non saranno troppo maleducati, sempre una risposta pubblica e coerente con le idee che hai sostenuto”. Come ci insegna il poeta brasiliano MÀRIANO QUINTANA:

NON INSEGUIRE LE FARFALLE, MA PRENDITI CURA DEL GIARDINO, AFFINCHÈ LE FARFALLE VENGANO DA TE

Allo stesso modo, tutte le iniziative che le aziende e principalmente le persone intraprendono in rete per trasmettere percezioni positive a chi le incontra non faranno altro che rafforzare la reputazione di affidabilità e capacità operativa, utile a far prediligere un prodotto rispetto ad altri che non riescono a creare questa chimica. Alcune aziende lo stanno finalmente capendo: dopo aver sbattuto il muso contro l’inutilità di campagne banner (pensando che il web fosse a senso unico, come qualunque altro media), ora stanno coinvolgendo i loro stessi impiegati a farsi portavoce dell’azienda, con corporate blog e profili sociali pubblici e personali in cui danno risposte condividendo i “dietro le quinte” per informare e presentare l’azienda come una entità fatta di persone e non di stanze dei bottoni. Il mercato è mercato; se si crea il doppio canale di comunicazione, poi bisognerà dare delle risposte: chi darà le risposte più convincenti vedrà i suoi prodotti/servizi premiati.